La figura professionale del restauratore è di fondamentale importanza nel momento in cui si decide di intervenire sul costruito per la sua conservazione. Le sue competenze vantano molteplici sfaccettature; il restauratore infatti inizia il suo processo progettuale partendo da quelli che sono gli interventi finalizzati alla conoscenza e al manufatto sul quale andrà ad intervenire. Seguiranno indagini storiche di archivio, stratigrafiche e diagnostiche, tutte finalizzate alla composizione della scheda di restauro relativa al progetto di intervento. Dopo questa prima fase si procede verso una dimensione maggiormente operativa, stilando punto per punto tutti i procedimenti e le fasi di intervento con criterio. Dopo i preliminari vi sarà il consolidamento, al quale solitamente seguirà un trattamento contro gli attacchi biologici, la pulitura, la rimozione di eventuali stuccature non idonee, procedendo con la riadesione dei frammenti pericolanti e l’integrazione di eventuali parti mancanti, stuccatura e microstuccatura ed infine la tinteggiatura e l’ integrazione pittorica.
Tutti i passaggi sopraelencati sono il modus operandi che contraddistinguono gli interventi di recupero, restauro e risanamento conservativo di oggetti architettonici composti da materiali diversi, affetti da patologie di degrado avanzato dovuto a fattori diversi. La filosofia del conservatore mira a realizzare interventi ottimali e compatibili con l’esistente, nel rispetto dell’edificio stesso. Questo è un punto fondamentali per procedere con scelte metodologiche che vadano in questa direzione della conservazione rispettosa. 
La KEIM FARBEN grazie alla collaborazione del direttore operativo Federico Barberi e di restauratori ed imprese qualificate ha potuto eseguire il restauro di Palazzo Borromeo all’Isola Bella (Stresa, VB).
[{"image":"/blog/edifici storici/Palazzo Borromeo - Isola Bella/IMG_0783.jpg","caption":"","link":"","blank":false},{"image":"/blog/edifici storici/Palazzo Borromeo - Isola Bella/IMG_0803.jpg","caption":"","link":"","blank":false},{"image":"/blog/edifici storici/Palazzo Borromeo - Isola Bella/706.jpg","caption":"","link":"","blank":false}]
Il restauro delle facciate del Palazzo Borromeo dell’isola bella di Stresa ha comportato un grosso lavoro di studio di preparazione e continui approfondimenti durante il corso dei lavori.
Le facciate sono caratterizzate da superfici intonacate arricchite da elementi lapidei in granito rosa di Baveno presenti nel bugnato del piano terra e nelle componenti decorative in aggetto quali capitelli, fasce marcapiano, cornici di finestre, portefinestre e mensole del cornicione sommitale. Le facciate presentano cinque ordini di aperture (l’ultimo arretrato rispetto alla facciata) ripartite verticalmente da lesene e orizzontalmente da fasce marcapiano fatta eccezione per la quinta scenica sita sul fronte est della Piazza dell’Artiglieria che si sviluppa su tre ordini e presenta suddivisioni in architettura dipinta con tecnica a “trompe l’oeil”. Il primo ordine a bugnato della facciata dipinta è realizzato in intonaco ad imitazione del bugnato in granito di Baveno delle altre facciate.
Le principali cause del degrado presente sulle facciate erano da imputare alla particolare posizione dell’edificio e al microclima dell’ambiente lacustre.  Le superfici delle facciate presentavano diverse forme di degrado e alterazioni di carattere naturale quali depositi superficiali, croste, distacchi, esfoliazione ed erosione. A queste si aggiungevano alterazioni dovute a operazioni di manutenzione pregresse non coerenti quali stuccature e rappezzi con materiali non idonei e stesura di tinte sintetiche. In particolare in alcune zone il degrado causato dalle infiltrazioni d’acqua ha portato alla presenza di colature, efflorescenze, fenomeni di erosione, fratturazione, fessurazione, distacchi e lacune. Tali condizioni di degrado hanno favorito la colonizzazione biologica con la presenza di muffe, licheni e muschi. La finitura superficiale originale degli intonaci in alcuni casi era quasi assente e rivelava lo stato corticale degli intonaci che risultavano esposti all’azione diretta degli agenti atmosferici. 
[{"image":"/blog/edifici storici/Palazzo Borromeo - Isola Bella/0 (7).jpg","caption":"","link":"","blank":false},{"image":"/blog/edifici storici/Palazzo Borromeo - Isola Bella/0 (3).jpg","caption":"","link":"","blank":false}]
L’intervento è stato orientato alla salvaguardia e al recupero integrale delle finiture originarie ancora presenti sulle facciate. A tal fine sono state eseguite lavorazioni specifiche di preconsolidamento degli intonaci e delle finiture originarie ancora recuperabili mediante ristabilimento della coesione e dell’adesione degli intonaci in fase di stacco con consolidamenti mediante iniezioni di maltine a base di calce e infiltrazione di resine acriliche in emulsione. Queste operazioni sono state  propedeutiche alla pulitura effettuata con la tecnica Jos-Rotec, II sistema Rotec sfrutta una rotazione regolabile di tipo elicoidale a bassissima pressione (0,1 – 1 BAR) e l'utilizzo di una gamma di inerti finissimi di varia granulometria (5 – 300 Micron) con durezza variabile. procedimento basato su un processo a vortice rotativo a bassa pressione,  pulitura: delicata, graduabile e selettiva che permette di operare su qualsiasi tipo di intonaco, pietra naturale, senza provocare erosioni o danni irreversibili perché non asporta il materiale costituente il supporto, ma solo quello che vi è sovrapposto. 
Successivamente è stata effettuata la rimozione meccanica di stuccature non idonee e cementizie e la rimozione degli intonaci non più recuperabili. Il trattamento biocida e un lavaggio finale delle superfici con acqua deionizzata. Dopo le operazioni di pulitura e una ulteriore verifica su  parti da con consolidare è stata effettuata la risarcitura degli strati dell’intonaco, con malta di calce aerea e inerti selezionati, al fine di preparare il supporto per la stesura della finitura superficiale, realizzata previo campionature, in tutto simile alle porzioni di finitura originarie ancora presenti per colore e granulometria. Particolare cura è stata posta nell'individuazione della composizione e della colorazione; nelle fasi di finitura la superficie è stata tamponata con spugne al fine di ottenere un'integrazione per colore e granulometria uniformi alle caratteristiche tessiturali degli intonaci esistenti.
A completamento dell’intervento è stata applicata una stesura di tinta a “velatura”, con tinte ai silicati, per uniformare le pareti (applicazione a pennello di tinteggiatura Keim granital, colore ai silicati a norme DIN 18363 2.4.1., per intonaci minerali, applicata diluendo il prodotto previa campionatura).