Affacciato su Piazza Garibaldi, il Palazzo comunale di Voltaggio, è stato recentemente parzialmente restaurato grazie all’impegno dell’Amministrazione. Hanno contribuito all’iniziativa, privati cittadini, la Regione Piemonte e la Fondazione San Paolo di Torino.
Voltaggio, anticamente Vultabium, è appartenuto in epoca medioevale al comitato di Tortona, poi ai Marchesi di Gavi che lo cedettero a Genova nel 1127, Voltaggio ha una lunga storia alle spalle: nel 1310 fu occupato dagli Spinola, nel 1348 dai Visconti, nel 1355 pervenne ai Marchesi del Monferrato, poi ai Guasco nel 1468. Nel 1625 fu conquistato dai Savoia e in seguito tornò alla repubblica di Genova. Appartenente alla Provincia di Alessandria dal 1859, Voltaggio è fortemente caratterizzato da un legame con Genova, tanto che è stato ufficialmente riconosciuto nel 2005 come Comune Onorario della Provincia di Genova in virtù dei legami storici, economici e culturali con il capoluogo ligure.
Anche per quello che riguarda gli elementi storico-architettonici, è possibile notare questo legame, come nel caso del Palazzo comunale la cui la facciata dipinta è tipica della tradizione genovese.
La necessità di intervenire urgentemente era dettata dalla criticità dello stato conservativo della facciata affrescata del Palazzo ove, oltre agli interventi sulle decorazioni pittoriche che si presentavano consumate e accompagnate da un leggero sfarinamento, era evidente come fosse necessario agire con delle stuccature che, aventi la stessa granulometria dell’intonaco originale, potessero livellare e uniformare le superfici.
Sulla base di ciò si è intervenuti per gradi mediante:
spolveratura leggera della superficie;
pulitura dei marcapiani e dei davanzali delle finestre dove la polvere si era depositata;
consolidamento con malta PLM AL (a basso peso specifico) e Primal AC33 nelle zone distaccate (precedentemente mappate e restituite graficamente dalla D.L.) mediante inserimento del prodotto in fori praticati con trapano manuale del diametro di 1,5 mm;
stuccatura delle parti cariate e lacune della superficie con malta a base di calce naturale e inerte fine granulometria 0,5 mm;
preliminare fissaggio con Keim Spezial fixativ, silicato liquido di potassio diluito con acqua e successiva stesura di velature di colore con Keim Granital pittura a base di silicati puri di potassio sempre diluita con più parti di Keim Spezial fixativ;
ripresa delle parti pittoriche e decorazioni ripetute con Keim Granital colori a base di silicati puri di potassio al fine di raggiungere le originali cromie.

 
 
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Gli apparati decorativi sono stati restituiti nell’originale configurazione sulla base di accurati studi e ricostruzioni grafiche eseguite in virtù dei lacerti esistenti e alla documentazione fotografica storica e attuale, elaborata al computer su corretta scala.
Le reintegrazioni pittoriche sono state eseguite impiegando colori Keim Granital, scelti a campione sulla base dei frammenti originali rimasti. La stesura, applicata solo sulle lacune, è stata data in più mani sovrapponendo colori molto diluiti.
Il fissaggio finale della superfice dipinta, eseguita con Keim Spezial fixativ, ovvero silicato di potassio leggermente pigmentato, ha contribuito volutamente a creare una velatura che ha patinato e accompagnato le integrazioni pittoriche con le originali restaurate, creando una lettura che ha normalizzato l'insieme, uniformandone l'effetto.
 
 
Fonti:
Relazione DL arch. Francesco Saverio Fera
Relazione restauratrice dott.ssa Francesca Regoli